Vuoi aumentare i tuoi ricavi del 27%? Ecco la chiave.

Perché uno strumento di DAM Intelligence non è sufficiente per impostare una strategia data-driven di successo.

La Redazione
Content Intelligence Network

Nei giorni scorsi Bynder ha presentato “Advanced Analytics”, una dashboard per misurare le performance e il ROI dei contenuti. Ormai tutte le soluzioni DAM competitive si stanno dotando di strumenti del genere.

Come mai? Semplicemente perché oggi si ritiene che ogni decisione che un'azienda prende debba necessariamente essere "data-driven". Sono le statistiche a giustificare questa tendenza. Le organizzazioni realmente data-driven, infatti, sperimentano un aumento delle revenue anno su anno del 27%, rispetto al 7% di chi non lo è!*.

Bynder descrive anche come il progresso tecnologico abbia portato a una rivoluzione del marketing basata sui dati che ha come fine ultimo il relazionarsi meglio con i consumatori (ovvero coloro che utilizzano i canali di front end) e la produzione di contenuti più personalizzati, coinvolgenti e di qualità.

Avendo questi obiettivi, è assolutamente strategico conoscere la propria audience per produrre contenuti pertinenti. Advanced Analytics, però, monitora l’uso – e il successo – dei contenuti su dipendenti, dealer, fornitori, e chiunque acceda a tali contenuti prima della loro pubblicazione: gli utenti del DAM insomma. Non si parla, invece, della fruizione fatta dagli utenti finali che sono, in realtà, i diretti interessati, coloro che fruiranno di quei contenuti sui canali online!

Per evitare fraintendimenti è doveroso, quindi, fare un distinguo. Esiste la DAM Intelligence e la Content Intelligence.

La DAM Intelligence - come quella che permette di fare Advanced Analytics - misura le performance di contenuti e argomenti all’interno della piattaforma. Infatti, i DAM tradizionali non hanno le capacità di tracciare quello che avviene nelle pagine dei canali di front end, ma solo i contenuti multimediali scambiati al loro interno. Questo tipo di intelligence è utile nei casi in cui la raccolta e l’analisi dei dati sia finalizzata a migliorare la comunicazione interna o il brand portal.

I dati raccolti internamente, però, non sono uno specchio perfetto di ciò che succede fuori. Per questo esiste anche la Content Intelligence (che è propria di un DAM Intelligente), la naturale evoluzione della DAM Intelligence, che permette anche di relazionarsi meglio con i consumatori, perché li segue da vicino, comprendendo non solo gli argomenti e i contenuti multimediali che preferiscono, ma anche tracciando le loro azioni sulle pagine web dei vari canali, che contengono a loro volta informazioni altrettanto importanti.

Entrambi i tipi di Intelligence si basano sulla centralizzazione delle risorse su una piattaforma. Ma per fare della buona CI dobbiamo anche poter pubblicare lo stesso contenuto su più canali diversi, (cioè direttamente dal DAM) per mantenerne il controllo. Solo in questo modo raccoglieremo tutti i dati di prima parte relativi ad ogni immagine, video, documento in un’unica dashboard, che ci darà informazioni chiare e univoche per progettare una strategia di brand e di contenuto veramente in linea con gli utenti finali, ovvero con coloro che acquistano il nostro prodotto. Questa funzionalità (ovvero la delivery integrata), però, non è propria dei DAM tradizionali. Perché dovremmo quindi andare a cercarla?

Semplicemente perché se teniamo presente che le conversioni avvengono nei canali di front end, sono le azioni che avvengono “là fuori” quelle che possono guidare le nostre scelte in modo realmente data-driven, che non è altro che users-driven.

La situazione attuale ci mostra un dato allarmante: il 70% dei dati non viene trasformato in ROI*. Forse questo accade proprio perché molti brand non hanno ancora chiaro il loro obiettivo finale e, quindi, non sanno se hanno bisogno della DAM Intelligence o della Content Intelligence.

Qual è la vostra opinione in merito? Che esperienze avete fatto negli anni sul monitoraggio e la raccolta dei dati?

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*Fonte: Systems of Insight: Next Generation Business Intelligence. Boris Evelson, Principal Analyst Forrester