Chi la spunterà tra USA e Cina sull’Intelligenza Artificiale?

La Redazione
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Da imitatori a gladiatori per sopravvivere all’ambiente competitivo più spietato del pianeta: così si è evoluta la Cina nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale secondo Kai-Fu-Lee, autore di “AI Super-powers. China, Silicon Valley and the new world order”.  

La corsa all’AI della Cina si sta svolgendo a un ritmo sorprendentemente rapido e inaspettato tanto che gli USA rischiano di essere doppiatiSi rileva, infatti, che già adesso le citazioni a livello accademico sono pareggiate e non è lontana la prospettiva in cui le pubblicazioni scientifiche di ricercatori cinesi saranno superiori a quelle della controparte americana.  

La Cina nel “Next Generation Artificial Intelligence Development Plan” pubblicato nel 2017 ha reso noto l’obiettivo di diventare il leader mondiale nell’AI e il primo passo di questo piano è quello di raggiungere gli USA sulla tecnologia e sulle applicazioni dell’AI entro il 2020Il secondo step, entro il 2025, sarà quello di arrivare a dei “breakthroughs”, ovvero a nuove scoperte nei settori inerenti all’AI e in finale, entro il 2030, ci sarà l’affermazione come centro di innovazione mondiale sull’AI 

 

L’Intelligenza Artificiale, una definizione 

 
Andrew Ng in “From AI for everyone” divide l’AI in Artificial General Intelligence (AGI), che indica la capacità della macchina di replicare interamente l’umano e in Artificial Narrow Intelligence (ANI), che indica l’abilità della macchina di eseguire e automatizzare compiti specifici (smart speaker, web search, raccomandazioni online etc.).   

Nonostante si parli dal 1956 di Intelligenza Artificiale, la “primavera” tecnologica l’abbiamo avuta negli ultimi dieci anni con il Machine Learning e con il Deep LearningI software hanno capacità computazionali tali che riescono a imparare da grandi moli di dati e formare i propri sistemi per apprendere da soli e riconoscere i modelli.  

Secondo il McKinsey Global Institute è un ambito in cui conviene investire: entro il 2030 il valore creato dall’AI sarà pari a 13 trilioni, con al primo posto il Retail (0,8 trilioni) e a seguire i Viaggi (480 miliardi), i Trasporti e la Logistica (475 miliardi).  

 

Come saranno distribuiti gli investimenti? 

 
Non è facile quantificare gli investimenti in AI ma Carola Frediani al Festival del Giornalismo ha presentato delle metriche molto interessanti raccolte da varie fonti per dare degli ordini di misura 
 
Secondo il Pentagono, la spesa totale della Cina in AI nel 2017 è stata pari a 12 miliardi, che saliranno a 70 nel 2020. E per NYT saranno 150 miliardi entro il 2030, un salto davvero notevole. Questo a conferma della volontà di investire tantissimo in AI.   

Nel settore pubblico, invece, gli USA “arrancano”: il DARPA nel 2018 ha annunciato di spendere 2 miliardi in next generation AI. Sono più consistenti invece gli investimenti del settore privato. Pensiamo ad aziende high tech come Facebook, Apple, Microsoft. Per fare un esempio, Amazon nel 2018 ha investito 23 miliardi in R&D e Alphabet 21 miliardigran parte sono destinati ad applicazioni AI.   

 

E l’Europa? 

 

Quale sarà il ruolo dell’Europa, terzo incomodo tra queste due superpotenze? McKinsey in “Tackling Europe’s gap in digital and AI”, mette al confronto i paesi europei con gli USA su alcuni valori AI. Il divario è notevole e le nazioni che si portano meglio sono quelle del Nord Europa (Irlanda, Svezia, UK etc.).  

A differenza delle due superpotenze, le cui applicazioni AI sollevano problemi di non poco conto sulle tematiche di privacy e cyber-sovranitàl’Europa ha inquadrato fin dall’inizio la necessità di un framework normativo improntato su principi etici. L’AI, infatti, non dovrebbe essere letta solo nel nome del profitto o della vittoria geopolitica. Si legge questa volontà già in due documenti, la comunicazione della Commissione “L’Intelligenza Artificiale per l’Europa” e il piano coordinato della Commissione e degli stati membri.  

Secondo la ricercatrice Charlotte Stix, autrice di un report che analizza l’Europa dal punto di vista dell’AI, l’enfasi sull’etica potrebbe diventare un vantaggio competitivo ma ci sono diverse barriere tra cui la mancanza di fondi e il cosiddetto “brain drain”, ovvero la difficoltà a trattenere talenti.   

I fondi europei sono 1,8 miliardi ma le previsioni per il 2020 sono di 24 miliardi. Non è chiaro come. Di certo, con un’Europa ancora arretrata nel campo dell’AI, è difficile avere voce in capitoloLo stesso Kai-Fu-Lee nel suo libro esorta gli USA e la Cina ad assumersi le grandi responsabilità che derivano da grandi poteri tecnologici.