Come cambia l’adv nell’era dell’Intelligenza Artificiale?

La Redazione
Content Intelligence Network

Ci vuole un’idea forte.

Questo è il segreto per una campagna pubblicitaria distintiva: così afferma AdReaction, la ricerca svolta dall’agenzia Kantar in 45 Paesi.

Se la pubblicità è un fenomeno fortemente influenzato dal contesto in cui si sviluppa, dobbiamo tenere conto di una serie di fattori: 

  • sono cambiate le modalità di fruizione dei contenuti: l’attenzione, in passato catalizzata da grandi schermi, ora si è parcellizzata sul mobile e su altri device, facendosi parziale e distratta per l’uso in movimento 
  • a fronte di un’attenzione “ridotta”, si è verificata nel frattempo una proliferazione mai vista di canali e messaggi. Eppure, l’80% dell’efficacia a livello di ricezione proviene solo dal 20% di essi
  • il 60% degli intervistati dice di skippare gli adv (la cosiddetta banner blidness che, in termini di neuromarketing, indica quella cecità del cervello che non registra informazioni quando l’occhio si posa su qualcosa che non ritiene interessante) e il 45% dichiara di utilizzare la tecnologia per bloccare le comunicazioni (sistemi ad-blocking)

 

Come deve configurarsi l’esperienza pubblicitaria?

 

Coloro che sono stati interpellati a riguardo della loro esperienza pubblicitaria digitale hanno manifestato la preferenza per adv più rilevanti, per cui dobbiamo capire cos’è che determina la rilevanza di una comunicazione

Secondo AdReaction, la rilevanza nasce da creatività coerenti con il purpose del brand ma che allo stesso tempo si costruiscono su insights precisi ricavati dall’audience: questi sono gli ingredienti per una comunicazione che lascia il segno. 

Tra le soluzioni Martech che possono essere un valido supporto alla creatività dei team di Marketing, le migliori sono quelle che integrano la Content Intelligence: grazie all’AI che associa gli argomenti dei contenuti ospitati sui canali di proprietà (sito web, blog, e-commerce) agli utenti che ne hanno fruito, è possibile ricavare in tempo reale dati sulle loro preferenze

Queste stesse informazioni possono poi essere impiegate per pianificare con successo la ventura campagna di advertising digitale oppure correggere in corsa quella già lanciata. E sicuramente la creatività ne trarrà gran giovamento, con suggerimenti continui di messaggi rilevanti e su misura per l’utente finale.

 

Creatività e tecnologia: come?

 

Marco Magnaghi, CDO di Wavemaker Italy, ha dato alla platea dell’evento IAB una serie di consigli per essere efficaci: 

1) rivedere la narrazione

L’utente per essere ingaggiato deve conoscere il brand fin dall’inizio, perché il digitale aumenta la possibilità di “skip” per cui l’audience deve essere incentivata a rimanere fin dal primo contatto, magari con un effetto wow. Lo dimostrano i dati raccolti. 

2) personalizzare il contenuto, che va anche contestualizzato 

In un contesto dove le adv sono automatizzate (le macchine raccolgono i dati creando in autonomia le target audience), bisogna pensare il messaggio in funzione del media ed essere versatili, ovvero essere pronti a correggere il tiro in tempo reale se non funziona. 

I dati, lavorando insieme alla creatività del pubblicitario, possono aiutare a personalizzare la comunicazione: vanno raccolti da più fonti, tra cui i feed, sfruttando anche soluzioni che ricavano dati dai contenuti. 

Siamo entrati nella Data-Driven Creativity.