Come posso garantire la mia presenza digitale in Cina?

Ricorri a un DAM Intelligente e cogli le nuove opportunità di business

La Redazione
Content Intelligence Network

Pochi mesi fa abbiamo salutato l’anno del Cane per entrare, secondo il Calendario cinese, nell’anno del Maiale. Eppure, pur trovandoci in un Paese dalle tradizioni millenarie, il digitale ha attecchito straordinariamente in fretta.

A fine 2017, infatti, erano 772 milioni gli utenti connessi a Internet, con un aumento del 5,6% rispetto all’anno prima. Questa quota rappresenta un quarto della popolazione mondiale connessa e crescerà ancora. C’è del potenziale ancora inesploso: si calcola che i numeri aumenteranno soprattutto nelle aree rurali.

Al momento la penetrazione del digitale sulla popolazione cinese è pari al 53% (contro il 66% italiano) e il mercato dell’e-commerce prospera, dato che nel 2016 almeno il 60% dei cinesi ha effettuato un acquisto online.

Se non eravate a conoscenza di queste statistiche, sicuramente starete scalpitando perché non vedete l’ora di pianificare una strategia di Digital Marketing che possa conquistare i consumatori cinesi.

 

Non cantate vittoria troppo presto

 

Già vi immaginate lì vittoriosi a valicare la Muraglia cinese ma ecco che, nella scelta dell’hosting del vostro sito web, vi scontrate contro una barriera pesantissima: è la Great Firewall.

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Il governo cinese, infatti, da più di undici anni si è dotato di uno scudo digitale che, oltre a supervisionare i flussi di dati in entrata, blocca l’accesso a determinati siti e a determinate piattaforme.

Questa censura in atto, che un tempo si provava ad aggirare con VPN online (ora è reato penale), porta a “ostracizzare” i siti ritenuti non idonei e a rallentare considerevolmente le connessioni dato che il Firewall deve analizzare una grande quantità di dati per selezionare i siti accessibili o meno.

Questa situazione, in cui faticano a trovare spazio pure le multinazionali del web, ha favorito la nascita di una sorta di ecosistema “locale” di piattaforme “made in China” che sono integrate in tre mega-gruppi a cui si accede con un unifield login (profilo unico).

 

E quindi, cosa facciamo?

 

Partendo dalla premessa che il modo migliore per raggiungere il target cinese è via web, come si può fare a risolvere i problemi di accesso alla rete cinese?

Una delle soluzioni è quello di ricorrere a una licenza ICP (acronimo di Internet Content Provider) che consente di ospitare il sito web su un server domestico ma i tempi di richiesta e di rilascio da parte del MIIT (Ministry of Industry and Information Technology) sono lunghi con iter burocratici spinosi.

Però, se vogliamo ingaggiare le persone con il Content Marketing e guidarle passo per passo alla conversione finale, ci servono la licenza e un’infrastruttura distributiva in grado di consegnare ad altissime prestazioni gli asset digitali ospitati nel sito.

I consumatori cinesi sono molto selettivi, se trovano qualcosa che non è di loro interesse l’abbandonano subito e hanno un retaggio culturale che è completamente diverso dal nostro. Per questo il Content Marketing più efficace è quello che lavora moltissimo sugli interessi degli utenti aggiornati in tempo reale. E a far questo la Content Intelligence è bravissima.

 

Quale soluzione possiamo adottare?

 

Ma dimentichiamo una cosa. Sfruttare l’AI per rendere i contenuti “intelligenti”, ovvero ricettori degli interessi degli utenti, non serve a nulla se poi quest’ultimi non li vedono.

La soluzione migliore è quella di ricorrere a THRON, che è un DAM (Digital Asset Management) che integra nativamente la Content Intelligence. Tra le sue funzionalità ha un modulo addizionale di delivery integrata che si chiama “China Delivery”.  

I brand che ne fanno uso non dovranno fare alcuna richiesta di attivazione di licenza ICP perché la consegna dei contenuti sfrutta la licenza THRON ICP già regolarmente registrata presso le autorità cinesi.  

Questo garantisce una corsia preferenziale per entrare nel mercato cinese in quanto è possibile, grazie a THRON, consegnare contenuti ad altissime prestazioni (pure gli asset multimediali come i video, che tanto piacciono ai cinesi) abbattendo gli ostacoli rappresentati dalla censura e dalla burocrazia.

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E non solo, con la Content Intelligence si possono ricavare dati preziosi sugli interessi degli utenti che li hanno visualizzati, da sfruttare per perfezionare le proprie strategie editoriali e personalizzare le iniziative di Marketing Automation.

È quello che ha fatto Valentino, maison di accessori e abbigliamento di alta moda vera e propria icona di stile a livello mondiale: usando THRON è riuscita a mantenere il controllo sui propri contenuti comunicando worldwide, compresa la Cina.

E considerando come, secondo KPMG, il regno del Dragone sia già il secondo paese al mondo per consumi di lusso e prevedendo che entro il 2020 oltre la metà degli acquisti di alta gamma verrà fatta online, il brand Valentino è già pronto per conquistare la Cina.