Convertire i tuoi utenti? Il Video Content Marketing lo fa meglio

Intervista a Leandro Diana, Founder@ Giornalisti digitali

Leandro Diana
Founder@ Giornalisti Digitali

Non è di certo un segreto che l’uso dei video nel Content Marketing sia in costante aumento, secondo alcune previsioni entro il 2021 il traffico video rappresenterà l’82% di tutto il traffico Internet dei consumatori.

Ma come puoi trovare la strategia migliore per dare in pasto il giusto contenuto video alla Rete e sensibilizzare sempre più persone in merito ai messaggi del brand e ai suoi prodotti?

Un aiuto ci viene dalla Content Intelligence, ovvero dall’Intelligenza Artificiale (AI) applicata ai contenuti. Come funziona? L’AI si prende in carico il lavoro “sporco”, occupandosi di organizzare e classificare automaticamente ciascun contenuto di proprietà del brand, applicando ad essi degli identificativi d’argomento (le tag) che vengono associati di conseguenza agli utenti che hanno fruito di tali asset digitali. In questo modo i marketers possono concentrarsi sull’analisi dei dati inerenti agli interessi dei visitatori, e quindi dedicarsi alla definizione e all’ottimizzazione della strategia editoriale.

La Content Intelligence si applica indistintamente a qualsiasi contenuto, sia di tipo testuale sia di tipo multimediale. Giusto per fare un esempio pratico, vi portiamo l’esempio di THRON, un DAM che la integra: i suoi motori AI, infatti, riescono ad analizzare semanticamente anche contenuti di natura multimediale come immagini e video.

Alla base della tecnologia di riconoscimento visuale di THRON c'è una rete neurale convoluzionale: elementi visuali e pattern vengono estratti dalle immagini e dai video e, successivamente, vengono applicati a modelli che identificano oggetti e caratteristiche. Questi sono i concetti che poi, combinati assieme, producono le tag che rappresentano il contenuto dell’immagine o del video. E, una volta che vengono associate agli utenti che hanno visualizzato i vari video prodotti dal marchio, arrivare alla conoscenza dei loro interessi è davvero utile tanto che la personalizzazione del messaggio in ottica one-to-one non è più un’utopia.

Noi di Content Intelligence Network abbiamo voluto approfondire l’argomento con l’intervista a un esperto di Video Content Marketing: stiamo parlando di Leandro Diana, giornalista e autore televisivo fondatore di Giornalisti Digitali, la prima web agency creata da giornalisti che si occupa di raccontare le aziende e i loro progetti con interviste e format ideati soprattutto in forma di video per catturare l’attenzione del pubblico e di potenziali clienti. Ora diamo la parola a Leandro, che ringraziamo per la disponibilità!

 

D: Internet è il futuro della pubblicità. Potresti spiegarci quali sono le cause che hanno spinto le aziende a investire sul web?

R: La causa è abbastanza evidente, la TV nel 2018 è il web: si è spostata lì perché l’attenzione stessa è migrata sul web. Ci sono statistiche che parlano chiaro: ormai i social network sono arrivati a battere la tv, passiamo ogni giorno 20 minuti di tempo in più sulla Rete a guardare video. Tra i giovanissimi il divario si sta allargando a un’ora e mezza.

L’ha ben capito Facebook che, tramite un accordo con Fox Sport, si sta pigliando una buona fetta del calcio o delle news, tramite la piattaforma americana Watch. Al giorno d’oggi diventare un investitore pubblicitario sul web è molto più conveniente, ne è un esempio l’azienda Daikin che promuove i suoi prodotti completamente sul web, bypassando il piccolo schermo.

La linea di confine tra digitale terrestre e ciò che viene dal web è sempre più sottile e chi ha una tv sa benissimo che passare dai canali Apple alla tv normale è abbastanza semplice per cui nella nostra mente sta germogliando questo comune pensiero che vede canali come Italia 1, Rete 4 e quelli sulla smart tv allo stesso livello. Piattaforme come Youtube sono equiparabili alla televisione normale ma con un vantaggio in più: quando parliamo di canali sul web parliamo di canali completamente misurabili.

La televisione, infatti, si basa sull’Auditel che è una tecnologia risalente agli anni Ottanta, solo aggiornata nel 1986, che lavora a campione. Mentre quando io lavoro sul web so esattamente il percorso di visualizzazione del mio utente e quando metto in rete i miei prodotti e servizi posso conoscere tutte le differenze del caso. Il pubblico di Youtube, infatti, è completamente profilato da un algoritmo che viene rinnovato mensilmente e capite bene che per uno che deve investire saper tutto della persona che va a colpire aumenta incredibilmente le possibilità di successo rispetto alla conoscenza di un campione generico.

 

D: Perché le aziende al giorno d'oggi dovrebbero pensare di inserire i contenuti video nelle loro strategie di Content Marketing?

R: Perché ovviamente se io ho bisogno dell’attenzione delle persone, la posso conquistare con il video che è più diretto ed efficace. Il punto è però capire che il video non deve essere uno spot bensì un contenuto utile a chi mi segue, che dia valore aggiunto a chi lo guarda. Trovate alcuni esempi sul sito giornalistidigitali.com.

Molte aziende purtroppo sono rimaste prigioniere di una concezione antiquata: quando creano video utilizzano lo stesso modo di ragionare che è figlio della televisione commerciale anni Ottanta. Lo spot sul web, infatti, non funziona per due motivi: il primo è che ormai siamo vaccinati a questo format pubblicitario e se ne devono ideare di nuovi, il secondo è che sta crescendo la richiesta di qualità, come per esempio quella che vedete nei video di Casey Neistat, il vlogger più famoso al mondo.

Egli, che è comparso su Esquire, ha un canale Youtube con 9 milioni e 600mila persone e utilizza un linguaggio completamente diverso, più veloce e autentico di quello televisivo. Neistat produce un video al giorno e possiamo definirlo “la nuova televisione” perché come la tv ha una produzione quotidiana, sistemica e ordinata.

 

D: Secondo te l'Intelligenza Artificiale e la sua capacità di misurare le prestazioni dei contenuti multimediali, potrebbe rappresentare il salto quantico nell'offerta di una customer experience sempre più aderente alle aspettative dell'audience? 

Assolutamente sì, infatti sono davvero entusiasta di soluzioni AI come la Content Intelligence di THRON perché ci danno la possibilità di customizzare il tipo di esperienza in maniera sartoriale su ogni singola persona e si tratta di un progetto win-win, sia per l’utente che si sente valorizzato da parte dell’azienda sia da parte del marchio che riesce a tenere più tempo possibile le persone sulle proprie piattaforme.

Se poi lavoriamo nell’ottica di creare contenuti di qualità che funzionano, saremo premiati da Google che privilegia chi pubblica qualità. Sul web, infatti, siamo tutti uguali e quindi se io mi metto a scrivere contenuti migliori di altri, anche de Il Sole 24 ore, il Corriere etc., e che hanno un’ottima SEO, sarò più visibile per un motore di ricerca.