Intelligenza Artificiale? Ce n’è per tutti!

Quando l’innovazione tecnologica diventa accessibile

Monica Orsino
EMEA Senior Learning Engagement Manager @Microsoft

Si stima che nel 2020 converseremo di più con un chatbot che con il nostro consorte. 

I chatbot, per chi non lo sapesse, utilizzano algoritmi di Intelligenza Artificiale per costruire un dialogo strutturato con l’utente, rispondendo in maniera automatica a quesiti. Dietro lo schermo non c’è un essere umano, bensì un computer. E a volte nemmeno ce ne rendiamo conto. 

L’AI è dappertutto, è sempre più accessibile. Andando a misurare l’impatto che ha sul nostro quotidiano, sorge spontanea una domanda: ci sarà un futuro in cui le macchine non solo penseranno in maniera logica ma esibiranno atteggiamenti associabili alla sfera della creatività e delle emozioni

Non disponiamo ancora di tutti gli elementi per poter rispondere ma ci troviamo già di fronte ad AI in grado di scrivere poesie o dipingere quadri. 

Un algoritmo creato da Ray Kurzweil ha analizzato l’intero corpus di Emily Dickinson e, una volta estrapolati gli elementi base che caratterizzano il suo stile, ha ricreato un poema originale. Il risultato è in grado di instillare dubbi anche nei più esperti, così come il Rembrandt creato dall’AI gestita dal team ingegneristico di casa Microsoft. 

 

Quali elementi concorrono a creare un’Intelligenza Artificiale?

 

Sono tre gli elementi che concorrono a creare l’AI ma il modo in cui lavorano assieme determina risultati diversi: 

1) Machine Learning: è la capacità che una macchina ha di computare e processare in maniera molto veloce una quantità indefinita di dati e di riscontrarvi delle connessioni. Possiamo paragonare questo apprendimento a quello di un bambino che impara in fretta e ragiona in maniera consequenziale in base a stimoli, risposte, cause ed effetti (ad es. se mi comporto bene mi daranno un gelato). 

2) Human Learning: è vero che i bambini imparano in fretta, ma possono anche apprendere insegnamenti che non vogliamo promuovere (ad es. se piango ottengo l’attenzione dei genitori). Lo stesso principio è applicabile alle macchine che possono sviluppare comportamenti errati, per cui è necessaria la supervisione umana. 

Possiamo prendere gli esempi di Tay e Xaoice, due bots creati da Microsoft. Sebbene la tecnologia di base fosse la stessa, il contesto in cui le due AI hanno appreso le modalità di comunicazione ha portato ad esiti diametralmente opposti. 

Tay fu lanciato nel marzo 2016 su Twitter e altre piattaforme social con lo scopo di assimilare e riprodurre i modelli di linguaggio di una tipica 19enne americana. Oltre che tecnico si trattava dunque di un esperimento sociale e culturale, dal momento che Tay imparava a rispondere con frasi proprie ed ampliava sia il proprio lessico sia le forme espressive in base all’interazione con gli utenti sui social media. Grazie ad un gruppo di utenti “trolls”, Tay è stata silenziata dopo appena 16 ore di attività. 

Al contrario, Xiaoice - un bot lanciato sui mercati cinese e giapponese e “cresciuto” in un ambiente meno ostile - ha sviluppato maggiormente un’intelligenza non solo cognitiva ma anche emotiva.  Xiaoice è stata capace di formare forti legami emotivi con più di 40 milioni di utenti. Ad oggi è il marchio principale e più importante di AI in Cina, è una celebrità top sui social media e lavora come presentatrice del programma Buon Mattino di Dragon TV. 

Dietro la tecnologia degli assistenti personali ci sono team ingegneristici che combinano personalizzazione ed apprendimento cognitivo.  Il loro compito è fare sì che Siri, Alexa e Cortana imparino sempre di più a fornire tra le molteplici risposte possibili quella più rilevante e pertinente al vero intento dietro alle richieste degli utenti. 

Ad esempio, se un utente cerca “Paris Hilton” è interessato ad informazioni sull’hotel Hilton a Parigi oppure sulla celebrità omonima? La cronologia delle ricerche insieme ad altri segnali sono la chiave per una risposta personalizzata con la maggiore probabilità di catturare il vero intento dietro alla domanda dell’utente. 

3) Data Science: per poter imparare le macchine devono avere a disposizione miliardi di dati da computare ed analizzare.
 

A quali livelli lavora l’AI?

 

Approfondiamo i livelli in cui si evolve l’AI: 

1) riconoscimento dei modelli e dei patterns: è il livello più elementare, in cui la macchina computa e processa grandi volumi di dati e individua eventuali connessioni in maniera rapida. 

2) percezione: il 99% della percezione umana avviene attraverso la visione e la parola.

L’Intelligenza Artificiale sta facendo passi da gigante nel decodificare il linguaggio (Speech-to-text) e “vedere” gli oggetti (Image Recognition).  

Nel caso del riconoscimento vocale l’AI ha ottenuto risultati incredibili con un margine d’errore del 5.9%, il più basso mai raggiunto. Il passaggio successivo è la traduzione simultanea da una lingua ad un’altra, dove nel caso del Cinese, ad esempio, è già stata raggiunta la parità con la traduzione umana. 

3) cognizione: la direzione in cui ci stiamo muovendo in termini di AI è la capacita’ di comprensione umana (Human level thinking), ovvero quando una macchina è in grado di interpretare il contesto circostante e capire le reali intenzioni dietro le richieste degli utenti.

 

La democratizzazione dell’AI


Volendo fare un esempio del valore e dell’impatto positivo dell’AI nelle aziende, pensiamo solo a come gli algoritmi riescono a rendere la comunicazione dei marchi più efficace e a stabilire un rapporto personale con i propri acquirenti. 

Noi di Microsoft vogliamo rendere questa tecnologia accessibile a tutti e dare ad ognuno la libertà e la capacità di creare le proprie soluzioni tramite l’Intelligenza Artificiale. La missione di Microsoft, infatti, si basa sul concetto di “empowerment” e crediamo che condividendo la nostra esperienza e i nostri più di 30 anni di ricerca, i nostri utenti saranno in grado di trovare soluzioni e risposte a problemi che non abbiamo neache ancora immaginato.  

Ciò significa abilitare e dare quest’opportunità tramite AI for accessibility a tutti, incluso un miliardo di persone nel mondo che al momento soffrono di una qualche forma di invalidità, amplificando e potenziando le loro capacità oltre i limiti umani.