La Content Intelligence per migliorare sui media

Pietro Biglia
Digital Marketer @L'Eco della Stampa

I contenuti sono la base fondante di qualsiasi strategia di Marketing che non sia strutturata esclusivamente sulla pubblicità.

Se parliamo di brand, è difficile affidare l’intera comunicazione aziendale a un fattore così mutevole e aleatorio come ladvertising. Per questo le migliori strategie di comunicazione partono dalle storie aziendali dei propri clienti e del mondo che inevitabilmente ruota intorno ad ogni realtà sul mercato, in Italia come all’estero.

Il web, la stampa, la radio, la televisione, i social media e la Rete stessa sono inevitabilmente già occupati da storie di successo. Questo, che possiamo definire semplicemente come “rumore di fondo”, diventa il nemico numero uno per ogni brand. Come combatterlo? Come emergere dalla massa per attrarre l’attenzione delle persone realmente rilevanti per la propria attività?

Tra tutti gli strumenti a nostra disposizione, sono le e-mail e i siti web a rimanere tra i pochi realmente affidabili e indipendenti. Basta creare un account MailChimp e avere una buona base di clienti interessata a rimanere aggiornata sulle novità di prodotto o servizio per creare un canale di comunicazione prioritario in grado di ottenere un’attenzione privilegiata.

 

Il modo più sicuro

 

Ma siamo sicuri che questo privilegio resista nel tempo? Un cliente particolarmente affezionato oggi, domani potrebbe trovare un modo nuovo per fare la stessa cosa e perderebbe una buona parte dell’attenzione verso di noi. 

Fortunatamente c’è uno strumento che ci permette di adattare i nostri contenuti agli interessi dell’audience del brand. È la Content Intelligence. Se limitiamo il discorso all’ambito digitale, la Content Intelligence è quella pratica che serve per conoscere la misura dell’influenza che un contenuto ha sul coinvolgimento dell’utente.

Grazie ai motori di Intelligenza Artificiale che riescono ad analizzare le performance dei contenuti in relazione alle interazioni effettuate dagli utenti (ad esempio l’acquisto di un prodotto, l’iscrizione alla newsletter o la lettura di uno o più articoli sul proprio blog aziendale).

In questo modo, con la comprensione di come un contenuto abbia influenzato o meno il comportamento, è possibile capire quali sono gli argomenti e i formati che spingono maggiormente ogni singolo utente a convertirsi. Da qui possiamo rivedere la nostra strategia editoriale in modo che sia sempre allineata.

Ma la cosa più importante è che tutto questo succede senza dover sprecare soldi nella produzione di quei contenuti che hanno dimostrato non “funzionare” e questo al di là degli algoritmi e delle regole che Facebook e Google impongono per la pubblicità.

Esistono già dei sistemi per introdurre la Content Intelligence nella strategia di Marketing e comunicazione: la soluzione migliore è ricorrere a un DAM Intelligente come piattaforma di gestione dei contenuti perché opera la classificazione automatica dei contenuti e la loro ottimizzazione. E lavora in un’ottica data-driven, ricavando dai contenuti dati sugli interessi dell’audience.

Alessandro Cederle de L’Eco della Stampa approfondirà questo tema con il professor Roberto Marmo dell’Università di Pavia durante un webinar gratuito e aperto a tutti (qui per iscriversi).