Perché la Content Intelligence è più efficace del Pixel di Facebook

La Redazione
Content Intelligence Network

Sappiamo che nell’era digitale la comunicazione ha assunto un ruolo decisivo nel determinare una conversione da parte degli utenti per cui le aziende devono rimboccarsi le maniche e misurare l’impatto che i propri messaggi registrano sul web.

Tra gli strumenti adottati per monitorare e rendere più efficienti le proprie campagne di Marketing spicca il Pixel di Facebook. Ma per quanto sia un tool davvero utile, ce ne sono altri più rispondenti agli obiettivi di Marketing: parliamo di tutti quei sistemi che sfruttano la Content Intelligence.

Partiamo dal principio. Il Pixel di Facebook è funzionale è fare “retargeting” (o remarketing), ovvero propone annunci pubblicitari specifici e mirati a chi è già stato esposto in precedenza al Marketing dell’azienda e quindi già la conosce. Questo individuo, infatti, potrebbe essere approdato al sito web aziendale tramite una ricerca su Google, post/pubblicità su Facebook, Adwords etc. ed essersene andato senza qualificarsi o convertirsi. Il Pixel riesce poi a “inseguirlo” sulla piattaforma e sui canali partner.

Ma c’è una nota stridula in tutto questo: la capacità di profilazione con cui il Pixel imposta le campagne non si basa sulle reali visite (e quindi sui reali interessi degli utenti) ma piuttosto sulle loro interazioni con le pagine Facebook e i dati anagrafici che vengono raccolti.

Questo può funzionare bene per il B2C (lato consumer) perché è probabile che un appassionato di caccia segua i canali FB dedicati alla caccia, ma è meno efficace nel B2B (lato business) perché la piattaforma di Zuckerberg viene percepita come un luogo di svago più che di lavoro. Per cui il Pixel potrebbe rischiare di creare cluster che si basano sulle job description, senza che ci sia una validazione reale basata sulle preferenze di ogni singola persona.

Il discorso è diverso invece con la Content Intelligence perché l’Intelligenza Artificiale riesce a creare un match tra contenuti e utenti che ne hanno fruito, ricavando in tempo reale dati sugli interessi espressi dai visitatori, anche anonimi. Una volta che essi si palesano, qualificandosi, essa riesce poi a ricostruire nel CRM la loro “storia”, ovvero l’intero percorso di visualizzazione, arricchendo in maniera davvero completa il profilo di ogni utente con informazioni sempre aggiornate.

 

First Party Data vs Third Party Data

 
Ma la cosa più importante è che i dati raccolti sono di Prima Parte e quindi che non escono mai dalla governance aziendale e presentano, tra l’altro, anche meno problemi di compliance lato GDPR, cookies etc. Quelli su cui opera il Pixel di Facebook sono invece dati di Terza Parte che restano in seno a Facebook. Questo porta, inoltre, a non poterli associare al CRM perché Facebook, vendendo i suoi servizi pubblicitari, non ha interesse che vengano utilizzati esternamente alla piattaforma. Si otterrebbero quindi grandi cluster di dati che non restituirebbero ritratti puntuali degli utenti in visita.

Alla quantità offerta dall’analitica di Facebook, la Content Intelligence contrappone la qualità, consentendo di avere una panoramica completa dei comportamenti dell’utente sul web (la single customer view). In questo modo diventa semplice avere un “serbatoio” a cui possono attingere le iniziative di Marketing automation e di retargeting per messaggi che siano veramente rispondenti agli interessi dei destinatari.

Poi, se consideriamo l’aggregazione dei dati tratti dai vari canali, si può finalmente abbandonare la dispendiosa raccolta in fogli excel, con la conseguente creazione di tabelle pivot per rapportare e analizzare i dati. Chi integra la Content Intelligence nei propri sistemi si trova infatti a lavorare con una “consolle”, una dashboard dove tutto è visibile e tracciabile.

 

THRON, il DAM che integra la Content Intelligence

 

Ma di sicuro la soluzione più efficace per chi vuole migliorare la propria comunicazione aziendale è THRON, il DAM Intelligente perché consente di accentrare sulla piattaforma (è un Digital Asset Management) tutti i contenuti aziendali, tenendo sempre sott’occhio il loro intero ciclo di vita, dalla creazione alla pubblicazione fino a misurarne, grazie alla Content Intelligence integrata, l’impatto che hanno sugli utenti.

La sua Content Performance Dashboard è lo strumento perfetto per i marketers: in essa sono riportate in maniera aggregata tutte le analitiche dove sono combinati sia i dati di tipo quantitativo (anagrafica, provenienza, device utilizzato etc.) sia quelli di tipo qualitativo (gli interessi degli utenti). In questo modo, oltre a capire se e come un contenuto ha influenzato il comportamento di acquisto, le aziende si trovano ad avere un report dinamico su quale è il miglior contenuto (formato, argomento etc.) che sarebbe meglio proporre all’utente per massimizzare le possibilità di conversione.