Perché l’Intelligenza Artificiale è il futuro dei DAM

Scopri come valorizzare i tuoi archivi di contenuti

La Redazione
Content Intelligence Network

Ipertrofia. È questa la parola che potrebbe venirci in mente quando pensiamo al mercato dei contenuti digitali.

Tale mole incontrollata ha bisogno di essere gestita, ordinata e per questo le soluzioni DAM (Digital Asset Management) sono sempre più richieste al punto che l’Henry Stewart Conference ha definito il 2018 “the year of DAM”.

Ormai il DAM è rientrato a pieno titolo nello stack Martech che ogni azienda deve avere a disposizione per offrire una customer experience all’altezza delle esigenze dei clienti.

 

Uno sguardo ai DAM di nuova generazione

 

Tony Byrne, che ha partecipato al Real Story Group, ha identificato alcuni trend che stanno investendo il mondo dei DAM. 

  1. Da “archivio” di contenuti a strumento abilitante per il Marketing

Integrare funzionalità di Intelligenza Artificiale (AI) quali machine learning, speech-to-text, image recognition all’interno dei DAM consente di dar vita a soluzioni automatizzate che liberano gli utenti dal dover associare manualmente delle “etichette” (tag) alle numerose risorse digitali di un’azienda.

Questa operazione di assegnazione delle tag è indispensabile per trovare ciò di cui si ha bisogno più velocemente e quindi per ottimizzare il lavoro con una ricerca e un riutilizzo semplificato. 

 

Metadata = Contesto = Significato = Valore

 

I metadati sono informazioni contestuali e, poter conoscere il contesto a cui appartengono e in cui si “muovono” i contenuti, dà loro un significato e di conseguenza un valore. Meno variabili conosciamo sull’utilizzo dei nostri contenuti, minore è la possibilità di interpretarli e usarli nel modo corretto. E questo moltissime aziende non l’hanno ancora capito.

È solo grazie ad esso che possiamo conoscere il contesto delle nostre risorse digitali e un compito così delicato dovrebbe essere assegnato a qualcuno che conosce in profondità gli obiettivi dell’azienda.

Se noi vogliamo che vi sia meno rumore possibile e che sia possibile recuperare rispondenze più pertinenti possibili, possiamo fornire una tassonomia, ovvero un dizionario di tag, ai motori AI, che sia specifica delle esigenze di un determinato business.  E questo processo può essere perfezionato nel tempo.

I vantaggi di applicare l’AI al DAM si possono riassumere nei seguenti aspetti:

- risparmio di tempo nel cercare risorse e conseguente ottimizzazione del lavoro

Particolarmente apprezzate tra le funzionalità AI sono le API di riconoscimento visivo che permettono di risparmiare enormi quantità di tempo nel processo di codifica dei file multimediali e questa è un’ottima cosa considerando come il Marketing utilizzi sempre di più messaggi visuali.

- accesso centralizzato ai file per via della razionalizzazione operata dall’AI e di conseguenza una migliore gestione delle risorse

- riutilizzo semplificato dei contenuti digitali senza dover perdere tempo a crearne di nuovi

- sollevamento del “peso” del tagging dalle spalle dei creatori di contenuti che possono, a questo punto, concentrarsi sullo sviluppo di livelli più elevati di coinvolgimento

- conoscere in tempo reale gli interessi dei clienti dalla fruizione che fanno dei contenuti (ma di questo ne parleremo più avanti)

 

  1. Integrazione più stretta tra Creative/IT/Marketing

Nelle aziende si creano spesso dei veri e propri “silos” di dati e questo si verifica quando i reparti di una stessa organizzazione non condividono facilmente le informazioni con gli altri reparti e questo porta a una situazione in cui gli obiettivi aziendali a lungo termine vengono sostituiti dalle priorità di ogni reparto, venendo a mancare quindi la Vision d’insieme.

Poter avere un archivio razionalizzato e condiviso dove i metadati estrinsecano il valore di ogni risorsa e i contenuti possono essere strutturati in “alberi” di cartelle permette quindi una maggiore integrazione tra Creative, IT e Marketing e l’output che ne esce, ovvero la comunicazione diretta all’utente, ne esce “rafforzata” in quanto si presenta in forma coerente e senza note stridule.

 

  1. Incremento dell’adozione di metodologie di lavoro agili

Trovarsi con un unico hub da cui è possibile condividere e controllare le informazioni con la possibilità di far fluire o recapitare dati rapidamente agevola moltissimo le metodologie di smart working.

La parola chiave diventa quindi interoperabilità: il DAM sta passando dall’essere un archivio “statico” di contenuti al diventare un sistema centralizzato che raccoglie risorse digitali da molte fonti, le rende reperibili e le indirizza ad altre persone attraverso vari sistemi connessi.

Queste evoluzioni sono state rese possibili dalla comparsa del cloud. Il futuro è rappresentato da quei DAM di nuova generazione dotati di un’elastica architettura cloud, scalabile e modulare, che si adatta facilmente alle esigenze dell’azienda e dei clienti e se ne può fruire solo pagando il consumo fatto (pay per use).

 

  1. Consenso emergente sulle metriche

Ormai tutti vogliono metriche. Ti indichiamo quelle che per noi sono più importanti:

- report sul repository, ovvero tracciare le azioni effettuate sulle risorse risalendo anche a chi le ha compiute. Per questo motivo diventa fondamentale integrare nel proprio DAM funzionalità di Identity Management (gestione delle identità e degli accessi) e di Platform Audit.  

- report sulle performance dei contenuti.

 

Se noi applichiamo l’Intelligenza Artificiale ai contenuti all’interno di una piattaforma DAM, così come ha fatto THRON (vai a vederti il modulo Content Intelligence!) siamo in grado di misurare le performance omnicanali dei contenuti e quindi di comprendere come quest’ultimi influenzano i processi di conversione e quali risultati danno, caratteristiche che sono fondamentali per i reparti di Digital Marketing, che possono capire quale contenuto ha funzionato meglio.

Secondo Forrester, i DAM vendors del futuro non solo memorizzeranno e gestiranno risorse digitali, ma integreranno anche l'esperienza del cliente e THRON già riflette tutti i trend sopra elencati (classificazione automatica da parte dei motori AI, Identity Management, Platform Audit, Integrated Delivery, architettura cloud, interoperabilità, metriche etc.) e ha molte altre funzionalità, come ad esempio la Content Intelligence.

Grazie ai dati di prima mano raccolti dalla CI, THRON aiuta i brand a migliorare la comunicazione con il proprio pubblico e quindi a fornire i messaggi giusti alle persone giuste con il conseguente aumento dei tassi di impegno e di conversione.