Podcast: 3 motivi per cui i brand devono usarli per fare narrazione digitale

La Redazione
Content Intelligence Network

Siamo sempre più in ascolto: 3 motivi per cui i podcasts rappresentano per le aziende un’opportunità da non perdere per fare narrazione digitale.

Tutti pazzi per i podcast. Secondo Nielsen sono aumentati del 16% gli italiani che nell’ultimo anno ne hanno ascoltato almeno uno. E si allunga anche il tempo medio di ascolto: nel 2018 era di 19 minuti, ora siamo saliti a 23. E all’estero, soprattutto negli USA, si tratta di una realtà affermata da tempo.

Ma perché questo formato sta spopolando? Qualcuno ha un’idea limitata dei podcasts: li vede come la semplice possibilità di scaricarsi le puntate messe in rete dalle radio tradizionali. In realtà sono molto di più e avranno un ruolo sempre più rilevante nelle strategie di Marketing e comunicazione delle aziende.

Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta. Sono file audio (mp3 o mp4) che vengono resi disponibili su Internet e che possono essere fruiti on demand in maniera asincrona. In parole povere, sono audio che puoi scaricare e ascoltare quando e dove vuoi, perché sono riproducibili su qualsiasi device mobile.

A differenza di un articolo sul blog, che richiede concentrazione nella lettura, il podcast può essere fruito anche mentre si è intenti a fare altre cose (guidare, correre etc.). Vediamo di seguito 3 motivi per cui le aziende dovranno includerli nelle loro strategie di comunicazione:

1) Con Google sarà presto amore

Entro la fine del 2020, più del 50% delle ricerche effettuate sul web verranno condotte usando la voce. Nonostante la popolarità del formato podcast, i loro creatori hanno difficoltà a promuoverli al di fuori delle piattaforme in cui sono condivisi (es. Spreaker, Soundcloud, iTunes etc.) e a includerli nei risultati di ricerca di Google.

Ma Big G ha pensato anche a questo: al Google I/0 2019, il suo keynote annuale, Google ha annunciato che è nelle sue volontà (vedi punto 45) fare in modo che i file audio dei podcast vengano indicizzati, posizionati in SERP e indicati all’utente in risposta alle sue query.

Come per la visualizzazione dei video nei risultati di ricerca, i podcasts compariranno in forma di clip audio nella SERP. In questo modo basterà cliccare su di essi per riprodurre o scaricare l’episodio senza dover atterrare su una nuova pagina. E la comprensione dell’audio da parte di Google consentirà di accedere alla parte dell’episodio che menziona l’argomento cercato.

Se pensiamo che stanno aumentando le query conversazionali, un file audio che include una conversazione naturale potrà dare una risposta ancora più pertinente alle ricerche degli utenti.

Per le aziende significa farsi trovare con maggiore facilità.

2) Con gli assistenti vocali c’è già feeling

Gli assistenti vocali sono una comodità a cui ci siamo presto abituati. I due più utilizzati, Siri per i dispositivi Apple e Google Assistant per i device Android, hanno delle piattaforme di raccolta e distribuzione dedicate (Apple Podcasts e Google Podcasts), che sono dei player gratuiti per ascoltare podcasts.

Tra i requisiti da rispettare per essere inclusi c’è l’esposizione di un FEED RSS valido. Nelle tag da indicare ci sono anche il title e la description. Questo passaggio può essere snellito da piattaforme che generano embed già completi di tutte le tag.

Farsi trovare anche dagli assistenti vocali garantisce una marcia in più!

3) Puoi creare l’effetto Omero

Raccontiamo storie dall’alba dei tempi: la voce narrante va a ricreare i nostri più arcaici sistemi di comunicazione, quando le vicende dell’eroe erano trasmesse solo per via orale ed erano affidate alle capacità mnemoniche degli ascoltatori.

Uno studio di neuroscienze dell’Università di Londra guidato dal dott. Joseph Devlin ha dimostrato che la narrazione uditiva produce un maggiore coinvolgimento emotivo e fisiologico rispetto al guardare le stesse scene (o a leggere le stesse informazioni) su uno schermo. E soprattutto stimola l’immaginazione.

Per questo usare i podcasts per raccontare una storia che veicola i valori del brand aiuta a costruire un rapporto più intimo. Omero avrebbe fatto così se fosse vissuto ai tempi nostri.  

Un esempio di successo ci viene da McDonald. Per annunciare il ritorno della salsa Szechuan, ha prodotto un podcast diviso in 3 parti detto “The Sauce, modellato sullo stile di “Serial”. Inutile dire che l’engagement suscitato è stato superiore a quello prodotto da qualsiasi annuncio scritto. E la brand awareness ne ha beneficiato.

La cosa più importante è che attraverso i podcasts puoi parlare direttamente al tuo pubblico. La comunicazione si sposta su un registro più intimo e immediato: l’ascoltatore ha la sensazione che ci si rivolga direttamente a lui e il tono utilizzato è sicuramente meno formale di un testo scritto.

Per questi 3 motivi le aziende non possono fare a meno dei podcast... Ma ci vuole anche la tecnologia giusta.

Tra gli strumenti che supportano l’archiviazione e la distribuzione di contenuti audio figura l’Enterprise Content Platform THRON. Essa li gestisce alla massima qualità, assicurando loro una trasmissione via Internet fluida e piacevole.

Allo stesso tempo la qualità che THRON garantisce alle tracce audio dei video (fino a 44100 khz) consente di estrapolarle per trasformarle in podcast. In questo modo le aziende possono completare la propria libreria di podcast sia con audio nativi sia con le tracce audio estratte da video.

I vantaggi sono soprattutto in ROI: con un solo investimento si ha un duplice ritorno dai contenuti video, che vengono valorizzati in due formati diversi.