Sito in crash per i picchi di traffico? Usa un’infrastruttura cloud!

La Redazione
Content Intelligence Network

Quali sono i vantaggi dell’appoggiare il proprio sito web a un’infrastruttura cloud scalabile, che evita il sovraccarico dei server dovuto ai picchi di traffico.

 

Quali sono le misure per una “resilienza” della rete in tempi di sovra-utilizzo di Internet? Sono molti i siti web che non riescono a fronteggiare le numerosissime richieste di collegamento e si ritrovano con i server sovraccarichi. 

Un picco di traffico online o in-store (nel caso dell’e-commerce) non dovrebbe però essere un problema, bensì un’enorme occasione per acquisire potenziali clienti. Deve però essere gestito in modo adeguato dal punto di vista informatico, se non si vuole che si ripercuota sui tempi di risposta. Come quando si è in coda alle poste o al supermercato, il sovraffollamento va spalmato e scaglionato su più sportelli o casse.

Questo è possibile appoggiandosi a un software con un’architettura cloud, che è elastica e scalabile. Si tratta di un’infrastruttura virtuale che, rispetto a quelle tradizionali installate fisicamente sui server aziendali, riesce a modificare le risorse in base all’effettiva domanda. Se la quantità di traffico cresce o diminuisce, l’infrastruttura è in grado di aggiungere o togliere risorse in automatico.

Quali sono i vantaggi di affidare l’erogazione dei contenuti dei siti web a software che possiedono questo tipo di architettura?

1) scalabilità ed elevate performance

Il sito web non si appoggia più su un singolo server, bensì su una rete cloud e quindi virtuale che è composta da diversi nodi, ovvero server indipendenti organizzati in cluster.

Quando il server è sovraccarico per i troppi utenti connessi e non è più in grado di soddisfare le esigenze del sito ospitato, il sistema riesce a creare un’istanza, ovvero un server virtuale temporaneo, su uno specifico nodo e/o a spostarla su altri nodi più liberi.

Prendiamo l’esempio di un sito e-commerce che in situazioni “normali” richiede che quattro server virtuali siano sempre attivi. Quando in determinate occasioni (ad es. il Black Friday), il traffico cresce, l’infrastruttura mette a disposizione altri server virtuali o distribuisce il carico tra quelli esistenti (load balancing). Al decrescere del picco, i server virtuali aggiuntivi vengono eliminati.

Questa capacità si chiama “auto-scaling”, vuol dire che l’architettura automaticamente riesce a scalare le proprie risorse per gestire qualsiasi picco di carico. Il traffico viene sempre distribuito su nodi di rete liberi, per cui i tempi di risposta sono garantiti.

L’erogazione dei contenuti sul sito web può essere, inoltre, accelerata tramite un servizio CDN (Content Delivery Network), una rete di server che sono geograficamente distribuiti in tutto il mondo. Il risultato è l’ottenimento di prestazioni eccellenti per quel che riguarda i tempi di caricamento delle pagine del sito.

Immaginiamo di avere un sito della nostra azienda in Italia che ha contatti anche in Giappone. Avere una CDN permette di migliorare le prestazioni del sito perché alla richiesta dell’utente che sta in Giappone sarà il nodo più in prossimità dell’utente a fornire il contenuto. La latenza, ovvero il lasso di tempo che intercorre tra l’invio di un pacchetto di dati e il suo ricevimento, è quindi ridotta e l’esperienza del sito è più veloce.

Inoltre, ogni nodo tiene memorizzati i dati che sono richiesti più di frequente: in questo modo possono essere erogati all'utente senza che si debba richiederli all'origine.  

2) Alta affidabilità ed elevato uptime

L’alta affidabilità è nel DNA di un’infrastruttura cloud. Dato che si basa su un’architettura multinodo, quando vi sono problemi su un server, i servizi migrano automaticamente sul primo server disponibile e continuano a lavorare.

Con i dati in replica e accessibili senza interruzioni, si ha un elevato valore di throughput: si ottiene cioè la loro banda di trasmissione. Questo fa sì che la continuità di erogazione dei servizi sia sempre automaticamente perseguita, anche in caso di guasti hardware o blocchi del software.

Con il termine uptime si indica il livello di affidabilità e stabilità del sistema su cui si appoggia. È un fattore imprescindibile nella scelta di servizi dedicati al cloud computing: più l’uptime è elevato più il servizio è affidabile.

THRON, ad esempio, è un Saas (Software-as-a-Service) che dispone di servizi dedicati al cloud messi a disposizione da AWS (Amazon Web Services). Offre ai suoi utenti una dashboard on-line certificata da terze parti con lo stato di tutti i servizi e SLA (Service-Level-Agreement), un report mensile sul livello del servizio dove viene riportato anche l’uptime medio (negli ultimi 12 mesi pari al 100%).

3) Sicurezza e full outsourcing

Abbiamo spiegato che un servizio ad alta affidabilità non si interrompe: in caso di guasto a uno dei nodi fornitori del servizio l'utente utilizzerà, senza nemmeno accorgersene, il miglior nodo funzionante successivo.

Ma c’è di più. Per assicurare i massimi livelli di sicurezza e l’integrità dei dati, nonché la possibilità di recuperarli in caso di danneggiamento o perdita, sul cloud possono essere previste anche misure di disaster recovery e di backup, che mettono al riparo da qualsiasi emergenza.

Ricorrere a infrastrutture di questo tipo ha anche un importante vantaggio economico, legato al full outsourcing. Visto che le normative che riguardano i temi della sicurezza, della privacy e del trattamento dei dati continuano ad evolversi, le aziende che ricorrono a tali software sono sgravate da gran parte dei costi di gestione per un corretto aggiornamento e compliance in materia, che restano in carico al fornitore Saas.

Ci sono poi altri modi per verificare l’eccellenza del proprio fornitore Saas, tra cui la verifica della presenza o meno di certificazioni ISO, uno standard riconosciuto e condiviso a livello globale. Un software certificato ISO 27001, ad esempio, è un software che ha messo in atto tutte le best-practice per un corretto sistema di gestione della sicurezza delle informazioni.

In conclusione, possiamo affermare che al giorno d’oggi, con l’esistenza di soluzioni tecnologiche che possono metterci al sicuro dai picchi di traffico, non possono e non devono più accadere incidenti di congestionamento, che minano profondamente l’esperienza dell’utente.

Il cloud computing e in particolare i Saas ci forniscono un’infrastruttura distribuita e scalabile che permette di gestire in automatico i picchi di traffico. È un peccato non approfittarne no?