Smart working, la rivoluzione che cambia il volto alle aziende

Intervista ad Alessandro Donadio, Associate Partner Key2 People, HR Innovation Leader, book author

Alessandro Donadio
Associate Partner Key2 People, HR Innovation Leader, book author

Ma cos’è lo smart working? È un nuovo concetto di gestione della vita lavorativa abilitato dalla tecnologia.

In primo piano emergono soluzioni come il cloud computing che garantiscono una disponibilità continua e ubiqua delle risorse aziendali, permettendo al lavoratore di svolgere le proprie mansioni senza vincoli di orario e luogo.

Il matching perfetto si ha con il DAM Intelligente, che è ospitato su un’architettura cloud scalabile. Questo strumento consente di gestire, organizzare, distribuire e misurare le risorse digitali da un unico hub, favorendo la collaborazione da remoto di tutte le parti in gioco che hanno a che fare con la creazione e la pubblicazione di contenuti, secondo specifici permessi di intervento.

Nel panorama attuale l’antifragilità, ovvero essere elastici a livello organizzativo, permette di farsi trovare pronti ai repentini cambiamenti di mercato – fin troppo frequenti nell’economia moderna – e questo ricalca lo spirito darwiniano. Del resto, questa caratteristica è proprio uno dei tre cardini fondanti di THRON, l’unico DAM Saas italiano a figurare tra i 20 migliori al mondo indicati dal report di Forrester.  

Ma approfondiamo l’argomento con Alessandro Donadio, autore del libro “Smarting up! La smart organization: una nuova relazione tra persona e organizzazione” (Franco Angeli, 2018).

 

D: Ciao Alessandro! Lo smart working sta cambiando radicalmente i rapporti tra dipendenti e aziende. Questa nuova cultura del lavoro può aiutare a costruire l'impresa del futuro, che nel tuo libro definisci “antifragile”. Vuoi spiegarci quali saranno i suoi punti di forza?

R: Sicuramente! Il mio libro spiega come lo smart working, se ben interpretato, possa diventare una grande leva di cambiamento all’interno dell’organizzazione, forse una delle più importanti degli ultimi 100 anni perché va a ridefinire il rapporto tra la persona e l’organizzazione.

Per tutto il Novecento le aziende hanno basato la loro relazione con il dipendente su uno scambio molto forte, ovvero la retribuzione in cambio dell’erogazione di una mansione in uno spazio e in un tempo definiti dall’organizzazione stessa. Con lo smart working, invece, arriviamo a superare questo tipo di patto perché si tenderà sempre di più a ridare la dimensione spazio-temporale in mano alla persona che di fatto può lavorare dove vuole e organizzarsi in autonomia le sue giornate di lavoro.

È chiaro che, cambiando il rapporto da un modello in cui era l’organizzazione a controllare il lavoro della persona, nella nuova dimensione conterà soprattutto il risultato. Passeremo quindi da una managerialità del controllo a una managerialità dell’assegnazione dell’incarico e dell’analisi del risultato. Possiamo definire questo modello “antifragile”: un’organizzazione diventa estremamente evoluta nell’utilizzazione degli spazi perché, rispetto all’operatività, le persone si muoveranno in modo versatile sia dentro sia fuori alla stessa.  

Quando parliamo di lavoro “smart” dobbiamo a pensare ad atteggiamenti, obiettivi e comportamenti estremamente liquidi e l’uso della tecnologia sarà fondamentale per cambiare le modalità con cui le persone collaboreranno. Essa, infatti, sarà quella leva di transizione attraverso la quale l’organizzazione creerà ponti tra tutti i luoghi in cui le persone dovranno lavorare.

 

D: Secondo te a determinare questa trasformazione potrebbe essere stata la comparsa del cloud? Quali ritieni che possano essere i vantaggi legati all'uso di questa tecnologia in termini di produttività ed efficienza? 

R: Il cloud è una delle tecnologie che hanno in qualche modo abilitato le persone nello smart working, soprattutto grazie all’accesso da remoto e alla disintermediazione con il contenuto. Un’organizzazione smart è liberata nel tempo e nello spazio ma il dipendente deve avere accesso al nucleo organizzativo, altrimenti lo smart working potrebbe coincidere con una solitudine estremamente alta.

Gli strumenti VPN tradizionali non avrebbero consentito questo cambiamento, il cloud è un grande abilitatore e ha potenzialità enormi perché consente alla persona di portare il suo ufficio ovunque e accedere e mediare l’accesso a chiunque.

 

D: Parlando di smart working, qual è la situazione in Italia? Vuoi farci una breve panoramica degli scenari presenti e futuri? 

R: Avendo fatto molta ricerca nella stesura del libro, ho avuto modo di notare come lo smart working sia concettualmente passato nella testa di tutte le grandi aziende italiane. La maggior parte di esse, infatti, ha avviato progetti piuttosto integrati e ambiziosi di smart working. Se consideriamo il mondo delle PMI, invece, possiamo osservare un salto quantico piuttosto notevole: per quanto il tema sia discusso, non possiamo dire che questa pratica sia entrata in uso.

Nelle PMI si è ancora a uno stadio estremamente preliminare ma dobbiamo considerare come lo smart working si sia rivelando essere un elemento di grande attrattività per le nuove generazioni per cui se le piccole e medie imprese vorranno favorire l’ingresso di nuovi talenti dovranno rivedere i propri modelli organizzativi.

Con lo smart working si instaura tra persona e organizzazione un rapporto molto più maturo, dove ciascuno deve essere maggiormente consapevole del suo ruolo e allo stesso tempo si instaura un miglior work-life balance, a partire dal tempo risparmiato per spostarsi in automobile da casa al lavoro. Si potrebbe decongestionare il traffico di grandi città come Milano promuovendo la creazione di un sistema paese