Trasparenza e rilevanza, i must dell’interazione con gli utenti

Intervista a Francesca Lerario, Managing Director @Ogury Italy

Francesca Lerario
Managing Director @Ogury Italy

A fare la differenza oggi non deve essere la quantità di dati che le aziende hanno in possesso, ma il loro valore.

Chi saprà cogliere le opportunità legate alla costruzione di una comunicazione basata sulla fiducia e sulla rilevanza e saprà offrire ai clienti strumenti per avere un maggiore controllo dei propri dati, potrà generare più opportunità di business.

Di certo lavorano in questa direzione quelle aziende che alimentano, tramite contenuti di qualità, una relazione con l’utente dove egli può decidere autonomamente se e quando palesare la propria identità e danno vita, con i dati di Prima Parte raccolti dietro consenso informato, a una personalizzazione sempre maggiore dei messaggi inviati.  

Approfondiamo l’argomento con Francesca Lerario, Managing Director di Ogury Italia, tech company specializzata in Mobile Journey Marketing che di recente ha realizzato la ricerca “The Reality Report che ha indagato l’opinione degli utenti sul rapporto tra dati e Digital Marketing.

 

D: Dalla ricerca emerge che il modello di Digital Marketing attualmente adottato dai grandi player nazionali e internazionali non sarà sostenibile sul lungo termine. Vuoi spiegarci, con il supporto dei dati raccolti, i motivi per cui è possibile affermare questo e le buone pratiche che sarà bene seguire?

R: La maggior parte degli annunci pubblicitari su mobile oggi è gestita da piattaforme chiuse, colossi tecnologici con accesso ad un’incredibile quantità di dati, raccolti spesso senza l’esplicito consenso degli utenti. È per questo motivo che, come emerge da “The Reality Report”, 9 utenti su 10 reputano fastidiose le comunicazioni che ricevono. Se gli utenti continuano a reputare gli annunci pubblicitari invasivi, avranno sempre una cattiva percezione delle attività di Digital Marketing, a prescindere che queste veicolino un contenuto per loro più o meno interessante.

L’intero settore deve fare uno sforzo e ripensarsi, smettere di focalizzarsi solo sul Data-driven e cominciare a porre al centro dell’attenzione la scelta degli utenti. Solo quando agli utenti sarà garantita la possibilità di scegliere in modo chiaro e consapevole se cedere o meno i propri dati, questi potranno rivalutare l’utilità dei messaggi pubblicitari che ricevono e iniziare a viverli come un supporto alle loro scelte più che come un fastidio.

 

D: Perché l’utilizzo di pubblicità non rilevanti e invasive alla lunga andrà a colpire anche gli editori dei siti e delle app che li ospitano?

R: Che i messaggi pubblicitari invasivi possano avere un impatto negativo sulla brand reputation non è una novità, ma dal nostro “The Reality Report”, emerge come secondo il 54% degli utenti, gli annunci non pertinenti e inopportuni vadano a nuocere anche alle app e ai siti web che veicolano tali comunicazioni.

Sebbene l’erogazione di campagne con annunci irrilevanti ad un altissimo numero di utenti possa generare una crescita nel breve periodo, di fatto, questo tipo di strategia alimenta una cattiva reputazione intorno al brand, alle app e ai siti che ospitano il messaggio.

D: Quali sono i canali privilegiati dagli utenti e in che modo le aziende possono utilizzarli per creare valore?

R: Quando agli utenti viene data la possibilità di scegliere come ricevere contenuti pubblicitari, l’82% degli utenti in tutto il mondo dichiara di preferirli via mobile o e-mail.

L’Italia è l’unico Paese, insieme alla Francia, dove gli utenti hanno espresso una certa “simpatia” per i phone alerts, come notifiche push o messaggi. Quasi un terzo degli intervistati in Italia, infatti, li ha indicati come prima scelta per ricevere messaggi pubblicitari, mentre in tutti gli altri Paesi sono stati indicati come i meno graditi.