Umani + umani. Quello che l’Intelligenza Artificiale potrà veramente darci

Intervista a Francesco Morace, President @Future Concept Lab

Francesco Morace
President @Future Concept Lab

Homo faber ipsius fortunae.

L’uomo è veramente artefice della propria sorte?

Oggi più che mai è attuale il motto rinascimentale con l’uomo che, dovendo competere con potenti algoritmi di Intelligenza Artificiale, deve mettersi nuovamente al centro dell’universo.

È vero, l’AI elabora e processa enormi moli di dati ad elevate velocità prestazionali ma, come sottolinea Francesco Morace, autore di “Futuro+umano. Quello che l’Intelligenza Artificiale non potrà mai darci”, essa è “meaningless”.

Cosa vuol dire? L’AI, pur rivelandosi altamente funzionale a livello pratico (computazionale) non riesce a dare un senso a quello che processa. È in questo contesto che entra in scena il valore aggiunto umano, con la tecnologia a potenziarlo.  

Il rischio è legato alla passività: nel caos dovuto all’iperscelta determinata dai consumi attuali, dove i capricci sono una forma regressiva dei desideri, l’uomo deve riappropriarsi delle proprie capacità di ascolto. E la tecnologia deve accompagnare solo, amplificandole.

Secondo la griglia concettuale studiata da Morace alle dimensioni “negative” del capriccio, della passività e del caos vanno contrapposte quelle della curiosità, della passione e della cura: sintesi di questi processi, con il supporto dell’AI, sono il gusto, l’ingegno e la qualità, campi in cui la creatività italiana può eccellere.

Ma come si applica questo concetto al Marketing? L’AI può dare un vantaggio competitivo perché, se si sfruttano i dati sugli interessi e sui comportamenti degli utenti che riesce a raccogliere, può farsi abilitatrice di riconoscimento dell’unicità di ogni singolo consumatore, anzi consumAutore, che vuole sentirsi protagonista della comunicazione del marchio.

Alla tecnologia ovviamente va associata la creatività umana: è il caso della Content Intelligence (ne abbiamo parlato qui) e degli strumenti che la integrano (ne è un esempio il Saas DAM italiano THRON).

Questa strategia, a partire dalla misurazione delle interazioni degli utenti sia anonimi sia profilati con i contenuti, riesce a individuare i temi e i formati che hanno maggiormente spinto alla conversione. Certo l’AI restituisce delle metriche, ma sta poi al team editoriale del brand saper valorizzare al meglio i dati raccolti per curare contenuti via via più efficaci e potenziare le regole della Marketing Automation.

Ma approfondiamo l’argomento con l’esperto Francesco Morace, Presidente di Future Concept Lab.

 

D: Secondo Lei quali sono i vantaggi del porre l’Intelligenza Artificiale al servizio della creatività?

R: Il vantaggio sta nel riuscire a combinare e far convergere le due potenzialità dell’umano: l’abilità di concepire la tecnica come potenziamento del proprio fare, e la capacità di produrre innovazione attraverso connessioni inaspettate che una macchina non sarà mai in grado di valorizzare.

Non sono dimensioni in conflitto ma al contrario possono raggiungere un equilibrio virtuoso: l’importante è esserne consapevoli. L’Intelligenza Artificiale può quindi moltiplicare la scintilla della creatività definendone i confini, valorizzando le sue applicazioni, ottimizzandone le sue ricadute sia del punto di vista commerciale che comunicativo. La creatività produce esperienza, l’AI estrae valore dall’esperienza creativa.

Ma se la creatività si ferma l’esperienza diventa sterile e l’AI gira a vuoto. Non bisogna temere l’Intelligenza delle macchine e la loro capacità di apprendimento, ma evitare piuttosto la stupidità e ottusità di cui l’umano è capace.

 

D: Cosa si intende per consumAutore e perché si parla di futuro iper-personalizzato del Marketing?

R: Il ConsumAutore è un soggetto libero di progettare le proprie scelte: un designer della propria stessa esistenza che punta a vivere una esperienza unica, memorabile, speciale. Non ci si accontenta più di prodotti, marche e servizi omologati, uguali per tutti, per dimostrare il proprio status sociale, ma si desidera essere riconosciuti come protagonisti in grado di fare la differenza, di distinguersi.

In questo senso la personalizzazione diventa la moneta corrente del nuovo marketing, sviluppando poi protocolli di condivisione e circolazione dei propri gusti e delle proprie scelte sui social e nelle proprie comunità. Si arriva così a dinamiche di consumo iper-personalizzate.